SEI UN GENITORE PERFEZIONISTA?

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Quando nessuno intorno a te sembra all’altezza, è il momento di controllare il metro.

(Bill Lemley)





Sei un perfezionista? Non sei mai abbastanza soddisfatto di quello che fai? Non fai in tempo a goderti il raggiungimento di un obiettivo che già stai fissando il prossimo?


Ricordati che il tuo perfezionismo si ripercuote sui tuoi figli, e genera su di loro una pressione per nulla salutare.
Ed ecco il punto: essere un perfezionista non solo danneggia te, ma mette a rischio il benessere di tuo figlio.


Fortunatamente ci sono alcuni passi che puoi fare per cambiare le tue aspettative su te stesso e tuo figlio.

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COSA FARE QUANDO TUO FIGLIO E’ UN PERFEZIONISTA

perfezionismo




Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.
(Aristotele)






Forse hai sentito qualche mamma dire orgogliosamente: “Mio figlio è un perfezionista! “


Ma un genitore che pensa che il perfezionismo sia qualcosa di cui andare fiero probabilmente non capisce che il perfezionismo è un problema e talvolta anche serio.


Se stai crescendo un perfezionista, probabilmente hai assistito a tanti fogli strappati e appallottolati, ricerche fino a tarda notte, a episodi di pianto disperato.

Questi sono solo alcuni dei comportamenti a cui potresti assistere se hai in casa un perfezionista in erba.

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GENITORI CAMPIONI MONDIALI DI SENSI DI COLPA

La cicogna, insieme alla mia adorata tenera fagottina mi ha consegnato un immenso, pesante, ingombrante senso di colpa.

Improvvisamente mi sentivo in colpa per tutto: perché avrei dovuto allattare più a lungo, perché sono tornata a lavorare, per aver lasciato mia figlia al nido e così via all’infinito.

Ad un certo punto mi sono resa conto che non c’era via d’uscita: quando passavo del tempo con mia figlia mi sentivo in colpa per non aver pulito la casa e quando pulivo la casa mi sentivo in colpa per non aver passato del tempo con la mia bambina.

Insomma il senso di colpa mi rimaneva attaccato come una gomma da masticare alla suola della scarpa.

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GENITORI PRESENTI MA ASSENTI

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“Non vivrai mai più questa giornata con i tuoi figli. Domani saranno un po ‘più vecchi di oggi. Questo giorno è un regalo. ” – Jen Hatmaker





Ci è stato detto più volte che il nostro tempo è il nostro bene più prezioso, che è il regalo più bello che possiamo fare ai nostri figli ed è vero, ma è necessario fare alcune precisazioni.

Il tempo è indiscutibilmente importante, ma la nostra presenza è fondamentale.

Se finalmente sei riuscita a ritagliare il tempo da dedicare a tuo figlio ma passi ore davanti al computer, al telefono con le tue amiche o ancora a sfregare lo smartphone, non sei realmente lì in quel momento con lui.

Intendiamoci non dobbiamo crescere bambini che si aspettano o pretendono la nostra totale attenzione ogni volta che la vogliono. Questo crea figli egocentrici e genitori che non hanno mai un minuto per occuparsi di sè stessi.

Dobbiamo però evitare di essere genitori presenti ma assenti, cioè che siamo nella stessa stanza con nostro figlio ma non siamo disponibili., o meglio non siamo “emotivamente disponibili” .

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INSEGNA A TUO FIGLIO A GESTIRE LA SUA RABBIA

Vi è mai capitato di trovarvi davanti un bambino in preda ad una rabbia incontrollata che urla, piange oppure dà pugni calci o addirittura sputa o lancia oggetti?


Presi alla sprovvista e preoccupati per le figuracce nei confronti delle persone che guardano o ancora temendo che nostro figlio si stia trasformando in un piccolo despota, iniziamo ad urlare a nostra volta e a minacciare punizioni.


La rabbia incontrollata può rapidamente trasformarsi in sfida, mancanza di rispetto, aggressività e collera se il bambino non sa come gestire le proprie emozioni.


E’ importante che imparino (e noi con loro) a gestire le proprie emozioni, siano rabbia, ansia, tristezza ecc… (Intelligenza emotiva: perché è importante per tuo figlio)


In questo caso ci occupiamo nello specifico della rabbia e vediamo in 3 punti come possiamo sviluppare una certa abilità nella gestione della collera:

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COMUNICAZIONE GENITORI-FIGLI: 7 ERRORI DA NON COMMETTERE

“Tra un minuto!” “tra un attimo!” “ancora 5 minuti!” “sto arrivando!”


Quanto è frustrante! Tu che cerchi di farti ascoltare da tuo figlio ma lui non fa che rimandare o trovare scuse fino a farti perdere la pazienza.


Finisce che se sei di fretta fai prima a farlo tu oppure inizi a strepitare e a urlare nel tentativo di farti ascoltare.


Generalmente la prima cosa a cui pensiamo è che lo stia facendo apposta per farci saltare i nervi, ma, in realtà, potrebbe anche essere interamente assorbito dal suo mondo di fantasia e non averci sentito davvero.

In un precedente post (I tre cervelli) abbiamo parlato di come funziona il cervello di un bambino (e anche il nostro) e abbiamo visto che per instaurare una comunicazione con tuo figlio (e in realtà con chiunque), per prima cosa devi conquistare il cervello rettile, quello più antico, sede degli istinti oltre che delle funzioni vitali e quello più diffidente.

In questo caso specifico si tratta di far intendere al tuo bambino che immagini come si sente.

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L’IMPORTANZA DI ESPRIMERE LE EMOZIONI

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l'importanza di esprimere le emozioni




“È giusto ribellarsi a una certa cultura che prevede che le emozioni debbano essere sempre controllate: che non bisogna piangere né ridere troppo e nemmeno essere eccessivamente tristi”.


(Paolo Crepet)





Noi adulti siamo spesso spaventati da emozioni negative come rabbia frustrazione e tristezza per questo evitiamo di manifestarle.


Spesso cerchiamo di nasconderle pensando di proteggere i nostri figli.
Tuttavia, questo atteggiamento potrebbe ostacolare la capacità dei genitori di insegnare ai propri bambini a gestire le loro emozioni.

I risultati di una ricerca dell’Università della California dimostrano infatti, che quando siamo alle prese con emozioni che non facciamo emergere, noi genitori siamo inconsciamente meno attenti, meno affettuosi e meno capaci di guidare i nostri figli.

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PUNIRE O PREMIARE?

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punizione

Ammettiamolo, di solito ignoriamo i nostri figli quando si comportano bene e notiamo e interveniamo soltanto quando fanno qualcosa di sbagliato.


Se si comportassero sempre bene probabilmente non gli rivolgeremmo la parola!


Tendiamo quindi ad accorgerci di loro soltanto in caso di comportamento negativo e ad intervenire rimproverandoli o mettendoli in punizione.

Ma le punizioni sono efficaci?

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COME E PERCHÉ INSEGNARE LA GRATITUDINE

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“Alziamoci e ringraziamo, perché se non abbiamo imparato molto oggi, almeno abbiamo imparato poco, e se non abbiamo imparato poco, almeno non ci siamo ammalati, e se ci siamo ammalati, almeno non siamo morti; dunque, siamo tutti grati.”

Buddha





Riconoscere e apprezzare ciò che si ha.

I bambini difficilmente lo fanno, come non lo facciamo del resto noi adulti.

Bambini ingrati, mai contenti di ciò che hanno, che pretendono sempre di più; concentrati su ciò che non hanno ancora e non su quello che hanno già.
Bambini che si lamentano continuamente (del cibo, dell’abbigliamento, dei giochi), suona familiare?

Non sopportiamo quando nel momento in cui portiamo la cena a tavola immancabilmente qualcuno si lamenta o critica ciò che è stato cucinato.

Noi però, appena messo piede in un ristorante, neanche fossimo chef stellati o affermati critici gastronomici, iniziamo a sparare a zero su tutto come se dovessimo scrivere l’articolo del secolo sulla “Gazzetta del gusto” senza goderci il momento e la compagnia.

Sappiamo benissimo che bambini imitano quello che vedono per cui se ci lamentiamo continuamente di tutto (Che tempo di merla! In questa casa non funziona nulla! Questa macchina è un catorcio! ) non dobbiamo poi lamentarci se anche i nostri figli non fanno che trovare i lati negativi in tutto ciò che si fa o si possiede.

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LE ÀNCORE: REGALA A TUO FIGLIO UNO STRUMENTO PER LA VITA

Le àncore: uno strumento importante per tuo figlio

Sicuramente ti sarà capitato di sentire una canzone e immediatamente risentire dentro di te le emozioni improvvise e incontrollate relative a un momento passato (di cui abbiamo memoria oppure no) oppure di sentire un profumo particolare che ti ricorda un’esperienza vissuta e rivivi le stesse sensazioni.

Questi sono esempi di àncore.

Un interruttore (canzone, profumo, sapore ecc..) scatena un’emozione o uno stato d’animo vissuto in passato, di un momento di cui magari non abbiamo un ricordo cosciente.

Un’ àncora è quindi quel processo di associazione di una risposta emotiva interna a uno stimolo esterno, casuale o controllato.

Mi spiego meglio:


potresti aver sentito parlare dei famosi “Cani di Pavlov”.

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