IL TALENTO ESISTE DAVVERO?

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“Se senti una voce dentro di te che dice 'non sai dipingere', 
 allora a tutti i costi dipingi e quella voce verrà messa a tacere.”
 Vincent Van Gogh

“Lui è bravo perchè ha talento…..mio figlio invece è negato …”
“Io non sono portato e mio figlio ha preso da me…”

Sciocchezze!!! Non è vero!!

Il talento non esiste!

Forse non gli interessa abbastanza la materia e non lo appassiona…
Forse qualcuno lo ha convinto di non essere portato, ci ha creduto e non ci ha nemmeno provato veramente.

Una serie di studi recenti ha dimostrato che il talento non esiste o non basta.

Chiunque può eccellere in qualsiasi disciplina, se vi si applica intensamente per un periodo sufficiente.

Uno psicologo giapponese Ayako Sakakibara ha iscritto 24 bambini di una scuola di musica privata di Tokyo.

Si trattava di un programma di formazione progettato per addestrare “l’orecchio assoluto” (la capacità di identificare l’altezza (la frequenza di una nota musicale) assoluta di un suono.

Alla fine dello studio, tutti i bambini hanno raggiunto l’obiettivo.

Sulla base di questi risultati, lo psicologo Anders Ericsson conclude che “la chiara implicazione è che l’orecchio assoluto, lungi dall’essere un dono concesso solo a pochi fortunati, è un’abilità che praticamente chiunque può sviluppare con la giusta formazione“.

Alcune persone necessitano molta più formazione di altre per acquisire un determinato livello di abilità.
Alcuni bambini hanno impiegato solo 2 anni a a superare il test per l’orecchio perfetto, altri ci hanno messo 8 anni.

Il professor Ericsson (autore di Peak: Secrets from the New Science of Expertise) ha passato oltre trent’anni a studiare grandi talenti, dai campioni sportivi ai fenomeni della musica cercando di capire come potessero essere così bravi.

La sua conclusione è che il “dono innato” del talento non è altro che un mito, perché ogni abilità, per quanto speciale e unica, viene appresa grazie alla pratica.

Ericsson afferma che chiunque possa diventare bravo in qualsiasi cosa, se si impegna in una “pratica deliberata”, un tipo molto specifico di formazione che implica il perseguimento del miglioramento personale attraverso obiettivi ben definiti e specifici e aree di competenza mirate.

In altre parole, non è quanto ti alleni, ma come lo fai.

Stando a questa teoria qualsiasi bambino con abbastanza pratica può diventare un pianista di fama o un pattinatore artistico olimpico.

Il professore ha scoperto, infatti, che la “pratica seria” in giovane età “modifica la mielinizzazione neuronale di particolari regioni del cervello nei bambini e negli adolescenti”.

Cosa? La mielinizzazione? Marce’ ma stiamo parlando del buon miele di eucalipto?

No non ci lecchiamo le dita per ora! Quello che vuole dire è che se si inizia presto a fare pratica, tutta quella preparazione ricablerà il cervello.

Ciò che distingue chi ha successo e chi no sarebbe insomma l’allenamento, più che un’innata predisposizione.

Con questo non voglio dire che dovresti far diventare tuo figlio un fenomeno da baraccone e propinargli 10000 ore di allenamenti o studio.

Significa semplicemente che non ci si deve nascondere dietro la scusa del talento.

Che tu ci creda o no il duro lavoro e la perseveranza battono il talento.

Se tuo figlio diventerà bravo in quello che fa e raggiungerà il successo, oppure no, dipenderà dalle sue scelte e dal suo impegno.

E ad ogni piccolo passo che fa ogni giorno, diventerà migliore in ciò che fa, con o senza talento.

I piccoli progressi portano a grandi risultati.

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