INTELLIGENZA EMOTIVA: PERCHE’ È IMPORTANTE PER TUO FIGLIO

intelligenza emotiva di tuo figlio




Capire il prossimo è la cosa più difficile. Devi provare a mettere il tuo occhio e le tue orecchie e le tue dita in quello spazio misterioso tra la pelle di una persona e il suo cuore.
(Fabrizio Caramagna)





Essere “emotivamente intelligenti” vuol dire saper conoscere e gestire le nostre risorse interiori e allo stesso tempo intuire, comprendere, rispondere correttamente alle emozioni degli altri.

 Grazie a questa dote siamo in grado di comunicare, motivare, reagire nel modo giusto alle frustrazioni.

I bambini allenati emotivamente, sono più felici, equilibrati, sereni e sicuri di sé, ottengono migliori risultati a scuola, stanno meglio in salute e stabiliscono relazioni più positive con gli altri.

Una sera dopo ore di preparativi, dopo aver stipato una montagna di bagagli in macchina come per un trasloco, finalmente siamo partiti per andare da mia madre, che abita in un paesino sul mare a 150 chilometri da casa nostra. La mia scricciola aveva due anni e mezzo e solo la notte quando stava per andare a nanna con un fil di voce mi dice:

 -” Voglio Giulia”

Oh no! La sua bambola preferita! Peggio, la bambola con cui dorme! Completamente dimenticata!!!

– “Tesoruccio di mamma, Giulia è rimasta a casa”

– “Voglio Giulia! Dammi la mia Giulia!”

– “Amore mio bello Mamma e Papà l’hanno dimenticata e non possiamo tornare indietro la nostra casetta è tanto tanto lontana”

– “Voglio Giuliaaaaaaaaa! Mamma voglio Giuliaaaaaaa!

E inizia a piangere disperata…

Mi sentivo in colpa (tanto per cambiare) e impotente, tentavo di convincerla che non era possibile andare a prenderla e la sua insistenza iniziava a indispormi, mi innervosiva il fatto che fosse così irragionevole: “Mi dispiace ma non c’è, non la posso materializzare, non mi puoi tormentare perché me la sono dimenticata!”

Poi ho pensato che effettivamente per lei materializzavo le cose, tiravo fuori un giochino o una merenda, non materializzavo forse i suoi Teletubbies in tv? Doveva essere molto stanca, il lungo viaggio in macchina, non si trovava in casa sua, non era la sua camera…. Insomma, mi sono messa nei suoi panni.

Allora mi sono ricordata tutto quello che ho letto sull’intelligenza emotiva, tanto valeva provare….

Mi sono avvicinata e le ho detto:

 – “Vorresti abbracciare Giulia in questo momento vero?”

– “Ti”

– “Sei arrabbiata perché l’abbiamo dimenticata?”

– “Ti” E intanto aveva smesso di singhiozzare.

– “Sei stanca e vorresti tanto tenerla fra le braccia vero? Vorrei tanto poter volare fino a casa velocemente come Peter Pan e portartela qui subitissimo ma questo non è possibile purtroppo. Mi dispiace.”

Mi ha abbracciato in silenzio, si è appoggiata su di me e si è addormentata.

È vero non potevo darle Giulia ma potevo darle il mio conforto e la mia comprensione.

Come sarebbe finita se non lo avessi fatto?

Io sempre più nervosa le avrei urlato in faccia che non avrei potuto fabbricare una bambola su due piedi, che era irragionevole, avrei battibeccato con mio marito per il fatto che mi devo ricordare sempre tutto io e che lui si limita a caricare la macchina, in un crescendo di urla e di pianti alla fine stremata si sarebbe addormentata. Pobabilmente sentendosi incompresa per il fatto che la sua mamma non aveva capito quanto si sentisse triste.

Ero incredula, tra i tanti libri sull’educazione che ho letteralmente divorato, quello sull’ intelligenza emotiva mi sembrava il meno applicabile alla vita con i bambini, mi sembrava uno di quei libri per i quali commenti ” Facile a dirsi ……” Ora però mi rendevo conto che aveva funzionato. Tanto valeva riprovare.

Da allora sono diventata anch’io un’allenatrice emotiva (come dice John Gottman l’autore di Intelligenza Emotiva per un figlio).

 La teoria di Gottman si basa sulla capacità di immedesimarsi nei nostri figli, di provare empatia nei loro confronti.

Facile dirai, chi non lo fa? Io!! 

A volte mi capita di non capire proprio il motivo per cui si comportino in un certo modo, non mi sono mai fermata a pensare al perché o a mettermi nei loro panni.

La competenza emotiva (nostra e dei nostri figli) aiuta ad affrontare situazioni che sembrano senza via d’uscita.

 Sviluppare l’intelligenza emotiva dei nostri figli li rende più sereni e più forti di fronte alle difficoltà della vita.

Ti indico 10 vantaggi di un’intelligente gestione delle emozioni:

  1. Capacità di riconoscere e gestire le nostre emozioni.
  1. Gestione della frustrazione e controllo della rabbia
  1. Capacità di affrontare lo stress
  1. Miglioramento dei rapporti sociali
  1. Capacità di assumere il punto di vista altrui
  1. Maggiore sensibilità verso i sentimenti altrui
  1. Capacità di ascoltare gli altri
  1. Sicurezza di sé e capacità di comunicare
  1. Disposizione alla collaborazione in gruppo
  1. Consapevolezza di sé

 È facile intuire come questo genere di competenze possa risultare fondamentale nel comunicare efficacemente con gli altri e gestire meglio i conflitti, nel reagire alle situazioni problematiche ecc…

ALLENAMENTO

Sulla base delle recenti scoperte nel campo delle neuroscienze l’Intelligenza Emotiva è un insieme di competenze allenabili.

Vediamo allora i 5 esercizi per allenarci e allenare i nostri figli, ossia le

5 FASI DELL’ALLENAMENTO EMOTIVO

1 – ESSERE CONSAPEVOLI DELLE EMOZIONI DEL BAMBINO

Si parte dal presupposto che dietro ogni crisi e ogni capriccio ci sia una motivazione che è nostro compito scovare, anche se a volte siamo talmente stanchi che vorremmo fermare tutto premendo il pulsante di un telecomando.

Quindi bisogna utilizzare uno dei nostri superpoteri e cioè la lettura del pensiero, visto che difficilmente il bambino ti dirà cose del tipo: ” Mamma sto attraversando un momento di crisi perché hai ripreso a lavorare.”

2 – RICONOSCERE NELL’EMOZIONE UN’OPPORTUNITA’ DI INTIMITA’ E DI INSEGNAMENTO

A casa mia si doveva essere forti, non piangere, non lamentarsi, non avere paura, per cui mi sentivo anormale quando provavo fortissime emozioni come rabbia o paura.

I bambini hanno invece bisogno di imparare a capire quello che provano, hanno bisogno di sentirsi compresi. Tentiamo di non censurare le emozioni negative, di non cambiare argomento, proviamo piuttosto a cogliere l’occasione per stabilire un legame, per insegnare qualcosa. Le emozioni negative si dissolvono quando i bambini possono parlarne, riconoscerle e sentirsi compresi.

Sarebbe meglio riconoscerle quando sono ancora a un livello basso, prima che scoppino in crisi aperte.

3 – ASCOLTARE CON EMPATIA E CONVALIDARE LE EMOZIONI DEL BAMBINO

Per sintonizzarsci sulle emozioni dei nostri figli è necessario prestare attenzione al linguaggio del loro corpo, alle espressioni del viso e ai loro gesti.

A un genitore non sfugge un musetto imbronciato, piccoli dispetti o il rincantucciarsi sotto il tavolo.

La cosa più importante in questa fase è riconoscere il sentimento che provano non contraddirli pensando di minimizzare un problema e non dare soluzioni, ma fare in modo che il bambino proponga da solo una via d’uscita.

4 – AIUTARE IL BAMBINO A TROVARE LE PAROLE PER DEFINIRE LE EMOZIONI CHE PROVA.

Aiutare i bambini a dare un nome alle emozioni che stanno provando: paura, tensione, preoccupazione, rabbia, tristezza, gelosia. Capiscono così che sono comuni a tutti e che tutti sono in grado di gestirle.

Il bambino così non solo si sente compreso, ma ora ha anche una parola per definire il suo stato d’animo.

Saper dare il nome preciso alle emozioni che stiamo provando è l’inizio della magia, perché è il reale primo passo per conoscerci meglio.

Il solo fatto di dare un nome alle emozioni secondo Gottman ha un effetto rasserenante sul sistema nervoso e aiuta i bambini a uscire più in fetta dalle situazioni di turbamento.

5 – PORRE DEI LIMITI MENTRE SI AIUTA IL BAMBINO A RISOLVERE IL PROBLEMA

Siamo alla fase della soluzione del problema, che a sua volta puo’ essere suddivisa in 2 step:

  • Ponigli dei limiti:

I bambini possono esprimere le loro emozioni in modo inadeguato (specie i più piccoli) mordendo il compagno, rompendo un giocattolo ecc…

Una volta riconosciuta la radice del comportamento, il motivo scatenante, lo aiutiamo a dargli un nome; a questo punto è necessario che il bambino capisca che certi comportamenti sono inaccettabili e non verranno più tollerati.

La cosa fondamentale è che i bambini capiscano che il problema non è nelle emozioni, ma nei comportamenti. Tutte le emozioni sono accettabili, ma non tutti i comportamenti lo sono.

  • Aiutalo ad elaborare possibili soluzioni.

È importante astenersi da un intervento troppo invadente. Se vuoi veramente che tuo figlio si impadronisca delle conclusioni, prova ad incoraggiarlo a generare da solo le sue idee.

 Per aiutare un bambino piccolo a trovare da solo la soluzione al problema potresti inscenare un gioco di fantasia, come usare delle bambole o delle marionette.

Una volta che un bambino propone una o più soluzioni potresti aiutarlo a valutare qual è quella giusta chiedendogli: “Pensi che funzionerà?” “Come pensi di sentirti dopo? Come si sentiranno gli altri?”.

Utile è raccontare come abbiamo affrontato problemi simili da piccoli e che cosa abbiamo imparato da quella esperienza.

L’intelligenza emotiva, è quindi presente in ognuno di noi e ha un suo potenziale che dev’essere sviluppato. Si impara fin da piccoli a fare i conti con le proprie emozioni ed è molto importante insegnare ai nostri a riconoscere, esprimere e gestire le loro emozioni.

Provare empatia nei confronti dei nostri figli ci consente di relazionarci meglio con loro, comprendere i loro bisogni, regolare i nostri comportamenti per non calpestarli quando siamo intenti a soddisfare i nostri, di bisogni, o a perseguire i nostri obiettivi e da adulti loro faranno altrettanto.

Per approfondire: Intelligenza emotiva per un figlio di John Gottman